mercoledì 22 novembre 2017

CARO TE: pregiatissimo Stato Italiano



Sono stata pochi giorni fa ai colloqui di classe di mia figlia, liceo linguistico terzo anno. Ho conosciuto il nuovo professore di italiano e storia. Giovane, neo laureato, brillante, costretto, triste e affranto. Davanti a tanta onestà di sentimenti mi sono sentita libera di esternare tutto il mio disappunto e sconforto nel constatare che Allegra sa riconoscere ogni dettaglio sulla vita di Carlo Magno, al suo terzo ripasso scolastico e non ha idea di cosa sia successo in Piazza Fontana a Milano, chi sia Aldo Moro o Bettino Craxi o Kim Jong Un. Non sono certa che dalla maturità esca con una consapevolezza del mondo attuale in cui vive e vivrà ma sono sicura che la vita di Maria Antonietta l’affascinerà e rimarrà indelebile nei suoi ricordi.
Il programma ministeriale del liceo linguistico, per quanto riguarda la storia, prevede, nel secondo biennio, lo studio del processo di formazione dell’Europa e del suo aprirsi ad una dimensione globale, tra Medioevo ed Età Moderna, nell’arco cronologico che va dall’XI secolo fino alle soglie del Novecento. Quindi, in pratica, secondo lo Stato, Allegra all’età di 17 anni suonati che culturalmente possiamo asserire essere come i 20 anni della nostra generazione, potrebbe, forse, riconoscere l’importanza della città in cui vive, Firenze, per l’epoca Rinascimentale.
Se non fosse che la curiosità di un bambino di 6 anni potrebbe bastare per elencarti ogni dettaglio dell’architettura dell’epoca, direi che sarebbe già un fatto importante.
Inizieremo il quinto anno e avvicinandoci alla maturità, avremo un solo anno di tempo utile prima dei 18 anni, per studiare tutto ciò che è accaduto dai primi Novecento ad oggi. Il programma ministeriale però ci alleggerisce notevolmente perchè prevede di raggiungere, come storia contemporanea, l’inizio degli anni ‘90. Ovvero, nella migliore delle ipotesi arriveremo a ricevere qualche nozione sulla Guerra del Golfo, sulla ex Jugoslavia, la fine dell’Urss, Sarajevo, Falcone e Borsellino, l’IRA, il genocidio in Ruanda, Nelson Mandela e l’Unione Europea. Ribadisco nozione, perchè in un anno accademico nel quale la storia occupa due ore la settimana, non credo si possa parlare d’altro.
Ma la domanda è: le Torri Gemelli, l’Euro, l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti, la scuola di Beslan, gli attacchi terroristici in Europa, la Guerra di Gaza, la Guerra Civile in Siria, la Brexit, la Corea del Nord e il suo folle dittatore con le armi nucleare puntate? Come faranno ad analizzare tutto ciò.
La risposta è stata: "speriamo ne parlino in famiglia".
Caro #statoitaliano,
lo stesso che mi chiede di dare fiducia al sistema scolastico e di non intervenire nelle metodologie di studio dei docenti; lo stesso che mi tiene volontariamente all’oscuro gli studenti di ciò che accade oggi nel nostro paese e nel mondo; lo stesso che mi chiede € 20 di contributo per portare la classe a fare rafting nel fiume; quello Stato che aggrappato ad un programma ammuffito da anni con saccenza e presunzione accusa gli alunni di essere disinteressati e le famiglie assenti nel percorso dei propri figli, tu, proprio tu, con quale grottesca sufficienza ti permetti di dirmi, "speriamo ne parlino in famiglia" ? Fortunatamente gli alunni che tu custodisci con storie fiabesche fatte di cavalieri, regine e Papi sono molto più ricettivi e intelligenti di quanto tu immagini e certamente "parlano in famiglia" di ciò che succede perchè questo è il loro mondo e non solo ne parlano ma lo vivono. Le informazioni arrivano forti e chiare su ogni fronte e le loro orecchie sono pronte a ricevere già da qualche anno. Non puoi pensare che arrivino a 18 anni digiuni di tutto ciò. Pertanto no, non ho fiducia nel sistema scolastico così com’è congeniato, ho però fiducia nelle persone che ci lavorano e vorrei tanto che docenti, giovani e motivati possano essere liberi di trasmettere ai nostri figli il loro sapere senza briglie o programmi antidiluviani.
Se i nostri ragazzi usciranno dalla maturità consapevoli non è merito tuo ma loro che hanno dato credito alla loro curiosità e hanno accolto tutti gli stimoli esterni che gli sono capitati.
Caro Stato Italiano, hai provato ad entrare in una classe di liceali e chiedere: Cosa vuoi fare dopo la maturità? Io sì e la risposta mi ha spaventato. 9 su 10 vogliono andare all’estero a studiare o a lavorare comunque a cercare stimoli.
Siamo nel paese più bello del mondo e i nostri figli ci vedono solo come meta per le loro vacanze.
Dovresti sentirti un fallito, depresso e inconcludente. Tu con i tuoi drammi calcistici, tu con i tuoi politici corrotti ad ogni livello, tu con la convinzione che le tasse compensino le tue mancanze, tu che ti gongoli del primato di auto blu, tu che pensi di coltivare buonismo accogliendo immigrati da tutto il mondo senza accorgerti che stai rovinando la vita a noi e anche a loro con false speranze, ti prego puoi smetterla di pensare che gli adolescenti di oggi siano disadattati in cerca di una luce? Loro possono illuminare a costo zero tutto lo stivale e oltre con l’energia naturale che producono. Tu pretendi la nostra fiducia ma non sei in grado di concederne nemmeno un flaccido brandello.
Caro Stato Italiano, la rete oggi ci presenta un articolo a schermo gigante sulle dimissioni di Tavecchio e un piccolo trafiletto sulle violenze subite dal popolo nord coreano per mano di un dittatore del nostro tempo. Penso esattamente che questo atteggiamento sia lo specchio di ciò che sei. Per dirla in maniera chiara e riconoscibile alla Brian De Palma, solo chiacchiere e distintivo.
Non mi fido di te, non mi fido di come stai gestendo le informazioni che mi trasmetti, di come vorresti gestire il tempo dei nostri figli, del tuo modo di fare ridicolizzato in tutto il mondo. Per favore non farmi la morale e limitati a trasmettere dati ai nostri giovani cercando di stare al passo e viaggia in fibra ottica perchè l'adsl è paleolitica.

by
Monica Brini

domenica 20 agosto 2017

TUTTA UN'ALTRA LONDRA

Camminando ai Kew Gardens
Camminando a Buckingham Palace
Camminando alla mostra dei #PinkFloyd al V&A
Ho scritto molte volte di #Londra perchè è una città che amo particolarmente. Ora voglio condividere una delle cose che contribuisce pesantemente a rendere il mio stare a Londra degno di menzione. Ho conosciuto Giorgia grazie ad un’amica comune. Giorgia fa parte di un nutrito team di professioniste che gestisce Casa-Londra, una società di servizi immobiliari per italiani che vogliono investire a Londra. Tra le attività che svolgono, affittano appartamenti prevalentemente in zona Chelsea e South Kensington. L’anno scorso abbiamo affittato grazie a loro, un appartamento a Fulham Road perchè vicino all’English National Ballet e allo stadio del Chelsea. Solo chi mi conosce può rispondere alla domanda come mai proprio lì, per tutti gli altri è presto trasmesso un invito a leggere random i miei vecchi post sul blog.
Fulham Road è una via molto lunga che attraversa Chelsea fino a Knightsbridge. L'appartamento si trova tra il Brompton Cemetary e il Chelsea and Westminster Hospital, mediamente tranquillo :))Per raggiungerlo è molto semplice: ci sono tre fermate della metropolitana possibili, Earl's Court, West Brompton e Fulham Broadway (la più vicina) ma ancor meglio, se amate i servizi pubblici, proprio davanti al portone di casa c'è una fermata del bus dove ferma il 14 e il 414 che vi portano direttamente in centro. Quindi se arrivate a Liverpool Station carichi di valige come solo un lottatore di sumu può affrontare, prendete la Circle Line e scendete a South Kensington, da lì in cinque minuti di taxi siete a casa.

Retro di Buckingham Palace



Essere a casa a Londra. Questa è la sensazione che vorrei trasmettervi. E' bello ed è un nuovo modo di soggiornare, estremamente rilassante anche se sei in una delle più caotiche metropoli europee. Ci siamo affezionati a questo appartamento perché è a dimensione e super dotato. Camera matrimoniale munita di letto con materasso straordinariamente comodo, armadio a muro, ricco di grucce di ogni genere, formato e modello, luce calda e soffusa, finestra con veduta sui tetti del vicinato (tu vedi, loro non vedono); bagno con vasca, doccia e luce notturna di cortesia, non c'è il bidè ma che vuoi non si può avere tutto; corridoio con appendiabiti e due ombrelli a disposizioni di ignari clienti; sala-cucina con divano tre posti, molto molto soffice e apribile in confortevole letto matrimoniale, piccolo armadio, tavolo, sedie, enorme specchio, angolo cottura elettrico, lavatrice, lavastoviglie, frigorifero, super fornito di tutto il necessario; dulcis in fundo il collegamento wi-fi indispensabile se viaggi con un'adolescente ma non solo. Unica nota, come dire, grigio scuro, è il fatto che si trova al terzo piano e non esiste ascensore. Può sembrare insignificante ma quando arrivi con i bagagli o quando rientri la sera dopo aver galoppato per musei, parchi e palazzi reali, scopri che se hai dimenticato di comprare il caffè forse puoi farne a meno. C'è da dire però che non abbiamo incrementato il nostro peso nemmeno di un grammo malgrado le tentazioni siano state ampiamente soddisfatte.










La prospettiva casalinga, l'opportunità di godere di ogni minuto e di gestire nella totalità il nostro tempo dentro e fuori, ci ha regalato una vacanza estremamente distensiva. L'idea di svegliarti la mattina e dopo il passaggio fisiologico, ancora in pigiama, farti un caffè e leggere il quotidiano su corriere.it, mentre dalle finestra senti il rumore del bus stile Harry Potter che sfreccia verso Piccadilly Circus, o il chiacchiericcio di un businessman che in bicicletta raggiunge il suo prestigioso studio, è appagante. Così inizi ad assaporare il fatto che non sei più un ospite ma stai vivendo questa città esattamente come il tuo vicino di casa che in realtà non hai mai incontrato ma che puoi asserire senza ombra di dubbio non disdegni la vita multietnica dal profumo speziato che fuoriesce dal suo appartamento e dal cartello appeso alla manopola del portone con su scritto ALOHA.




Abbiamo girato, camminato, sfruttato metropolitana e bus, goduto di ristoranti e assaporato nuovi gusti, visitato posti che non avevamo ancora azzardato e siamo ritornati in musei che conosciamo a menadito solo per il piacere di ritrovarci, abbiamo esultato coi tifosi locali alle partire di calcio, bevuto birra ai pub, cantato nei musical e infine abbiamo fatto la spesa e cucinato in casa, nel cuore di Londra. Ci è dispiaciuto partire, più di altre volte ma ora sappiamo che grazie a questa esperienza biennale, abbiamo la possibilità di rivivere a nostro piacere e in qualunque momento un'altra vacanza casalinga in una delle città più stimolanti che io conosca.


Per chi se lo chiedesse NO, non mi hanno pagata è solo una risposta a tutti quelli che mi chiedono consigli per andare a Londra. Il miglior suggerimento che io possa darvi è un indirizzo che inizia con www, un impermeabile e una comoda scarpa da ginnastica, non vi serve altro:))


Info: https://www.casa-londra.com

sabato 5 agosto 2017

SARDEGNA: una vacanza da post-it giallo


Non amo il mare o meglio non amo la monotonia della quotidiana regola dello spiaggiato. Non amo la sabbia e quei piccoli animaletti che d'improvviso si fanno largo con minuscole zampette e con presunzione prendono posto sul tuo asciugamano. Non amo l'afa del solleone e quell'appicicaticcio sulla pelle che grazie alla salsedine, rende il tuo corpo una carta moschicida. Non amo spalmarmi quintali di crema protezione totale, indispensabile per la mia sopravvivenza nel mondo dei "che pizza ho le lentiggini che prolificano". Non amo avere costantemente le mani unte e marchiare in maniera indelebile ogni pagina del mio libro.
Detto ciò, quest'anno, grazie all'ospitalità di amici carissimi, ho goduto di una straordinaria vacanza in Sardegna. Ero già stata in passato ma non so come mai l'angoscia della vita di mare aveva cancellato il ricordo di una terra incredibilmente bella, vissuta da persone di una sensibilità particolare.
Giorno 1
Mi domando ancora come sono sopravvissuta all'atterraggio sulla pista di Alghero. Il vento fortissimo ha paurosamente, per i miei parametri, strapazzato l'aereo. Più il veicolo sobbalza, più la mano di mio marito prende un colore non umano. In realtà nessuno si agita, c'è chi legge, chi dorme, chi mangia o beve un caffè, le hostess ridono, i bambini giocano mentre io, con occhio allampanato al limite dell'infarto, balbetto dalla paura. Usciamo dall'aeroporto e il caldo che mi accoglie mi toglie ogni flebile ansimo di respiro. Subito penso: "non ce la posso fare, morirò qui".
Fortunatamente ci attende Salvatore, il nostro amico, gentile cessionario del suo bene al mare per i nostri gozzovigli. Dobbiamo raggiungere Golfo Aranci, con una sosta a Calangianus per permetterci di recuperare l'auto da noi noleggiata.
Salvatore e Calangianus sono un binomio imprescindibile, l'uno sta all'altro come la panna sulle fragole o il cacao sul cappuccino, si completano.
Calangianus è una cittadina della Gallura, sita su un altopiano a circa 500 mt slm ai piedi del Monte Limbara. Se non sei sardo, non percorri costantemente la tratta Alghero-Olbia, non lavori nell'ambito del vino, con ogni probabilità, fino ad oggi non né conoscevi l'esistenza. Calangianus è circondata da vigneti e sugherete ed è considerata la capitale del sughero. Ci fermiamo in piazza per prendere un caffè e a differenza di quanto il mio subconscio immaginario aveva ipotizzato, incontriamo solo giovani. Giovani al bar, giovani in giro, giovani al lavoro. Giovani il sindaco e la giunta comunale, feste, sagre, concerti gratuiti, vermentino e cannonau.

Golfo Aranci
Sugherete in Gallura
Per raggiungere Olbia percorriamo una strada tortuosa che attraversa le sugherete. Qui trovo conferma che l'albero del sughero è a dir poco, straordinario. Ti dona un prodotto duttile, utile e naturale, si prende il giusto tempo per rigenerarsi autonomamente e si ripresenta maturo e bellissimo più di prima.
Giunti a Golfo Aranci la salsedine mi offusca la vista poi vedo il blu intenso del mare e riacquisto immediatamente ogni decimo perduto. Prendiamo possesso della casa e lanciamo i bagagli colti dal desiderio irrefrenabile di raggiungere la spiaggia ed immergerci nella vita di mare a me così estranea.
Ecco, appunto. La prima spiaggia in cui decidiamo di battezzare la nostra vacanza è Cala Sabina. L'acqua è trasparente, i pesci sono curiosi e si avvicinano, la sabbia è bianca. Direi che per me può bastare. Ho la sabbia ovunque anche in parti in cui non dovrebbe stare e nel bel mezzo del tramonto vengo "spazzolata" dal deejay e dalle sue musiche house-spagnole che aprono l'happyhour. Malgrado ciò decidiamo di cenare in riva al mare al ristorante della spiaggia. C'è chi fa il bagno e chi come me si copre con un cappello enorme e appoggia delicatamente il pollice in acqua per fuggirne tre secondi dopo dal troppo gelo. 
Cala Sabina
Cala S'Abba e Sa Pedra
Incontri ravvicinati
Giorno 2
Il secondo giorno decidiamo di adattarci alla vita di mare selvaggia. Spesa a base di frutta, verdura e poco più, acqua, borsa termica, pinne, maschera e boccaglio e tendina parasole di fresco acquisto. Dopo aver preparato tutto ciò sono già stanca. Per raggiungere la spiaggia di S'Abba e Sa Pedra, vicino a casa, abbiamo scavalcato un cancello chiuso con divieto di accesso, percorso un sentiero scosceso e infine ci siamo aggrappati alle piante di elicriso per evitare rovinosi scivoloni. Sì ne valeva la pena ma avrei voluto e dovuto filmare l'apertura e soprattutto la chiusura della super tendina parasole, acquistata per l'occasione in un noto negozio a testimonianza della nostra affinità con la vita di mare. Per spiegare in poche parole, una scena degna del più ridicolo episodio di Stanlio e Onlio con tanto di persone mature che sghignazzano in maniera evidente, alle nostre spalle. Dopo aver dedicato un tempo interminabile a queste operazioni il rimanente è occupato da bagni e spalmate di crema protezione 50. Il mio bagno, in questo caso è stato leggermente più invadente. Le mie caviglie ringraziano. Non contenti nel pomeriggio decidiamo di provare un'altra caletta e ci spostiamo, con tutta l'attrezzatura, nella vicina Spiaggia Bianca. Montare la neo tendina parasole è stato più semplice ma fortunatamente abbiamo appreso che parte di questa spiaggia è completamente attrezzata di ombrelloni, lettini, docce, bar e ristorante. Anche se impazza la moda del deejay al tramonto e verso le 18 la musica assordante stile "despacito" ci avverte che forse l'ora dei "nonni" è finita. Dotati di adolescente ci permettono di restare. 
Cala Moresca
Spiaggia Bianca in un giorno di ventooooooo
Giorno 3-4-5-6
Nei giorni seguenti abbiamo scorrazzato tra cale, calette e spiaggette nascoste: Cala Moresca, raggiungibile a piedi o con il pittoresco trenino a pagamento, dove l'incontro ravvicinato con una stella marina ha riattivato l'apatia da troppo sole di tutti i bagnanti, Baia Caddinas, adiacente al piccolo porticciolo proprio sotto casa nostra e l'Arcipelago della Maddalena dove abbiamo scoperto, tra le numerose soste con bagno qua e là, lei, la nostra spiaggia, Bassa Trinita. Si trova a nord dell'Isola della Maddalena. Non sono sicura di riuscire a descriverla al meglio perchè dovreste sentire il profumo della vegetazione che la circonda e vedere il colore dell'acqua che da bianca, come la sabbia finissima che la caratterizza, diventa celeste sempre più intenso e si confonde con il blu del cielo terso e ventilato. Arriviamo nel momento esatto in cui la massa delle persone lascia il posto ai romantici del bagno al tramonto. Ecco, lasciatemi qui.
Se invece pensate di andare a Caprera e visitare la "casa bianca" dell'Eroe dei Due Mondi di lunedì, in piena stagione turistica, scordatevelo. Garibaldi di lunedì non accoglie i turisti nella stagione turistica perchè è di riposo settimanale. Nonostante questa buffa curiosità la giornata alle isole dell'isola è stata indimenticabile e rientrare a Palau in notturna con il traghetto e lasciarci alle spalle quel delicato profilo luccicante, ha plasmato un ricordo indelebile al pari di un post-it sulla tastiera con su scritto "da rifare".
Spiaggia a Caprera
Porto Massimo - La Maddalena
Sul traghetto da La Maddalena a Palau
Bassa Trinita
Da veri turisti non potevamo assolutamente non capitare nelle LegoVipsBay, Porto Cervo e Porto Rotondo. Per capire che le "costruzioni", a parte inghiottirne qualche pezzo per dimostrare che si può sopravvivere, non ci sono mai piaciute, ci abbiamo impiegato non più di 20 minuti, il tempo di un gelato. Allora abbiamo optato per una VeryTuristicBay, San Teodoro. No, no, no, decisamente no. Poi è arrivato un giorno di pioggia. Troppo vento e freddo per fare il bagno, quindi con la nostra nanomacchina a noleggio, raggiungiamo San Pantaleo, un piccolo borgo tra Porto Rotondo e Arzachena. Silenzioso, tranquillo, integro, pochi negozi, qualche ristorante, una piccola chiesa al centro della piazza, dotata di grande spirito di comunicazione(https://www.facebook.com/ChiesadiSanPantaleo/) adiacente alla boutique di lusso più cool della Costa Smeralda. Perfetto.
Il piatto simbolo della nostra vacanza sarda è stata l'insalata di polipo in ogni versione possibile, accompagnata da Pane Carasau e Vermentino di Gallura.


L'ultima serata in Sardegna, siamo stati ad Olbia e lì abbiamo conosciuto Salvatore o meglio un'altro Salvatore. Salvatore è quello che noi emiliani definiamo un giandone ovvero un ragazzone molto alto, ex cestista che, messo a frutto la tradizione di famiglia, produce sandali gioiello fatti interamente a mano. I suoi non sono sandali comuni, ognuno è creato e prende forma esattamente dal tuo piede, semplici, di cuoio, con pietre preziose, decisamente unici. Se sei donna, hai un piede o magari due, con smalto o senza, disdegni il tacco 12 per il passeggio estivo, questo è il tuo negozio.(https://www.facebook.com/SandaliAmalia/)
Giorno 7
Siamo in partenza. Continuo a pensare che il mare non sia il mio habitat ma nella gamma dei luoghi ricchi di salsedine con i quali non godere di particolari affinità, devo dire che la Sardegna è al primo posto. La passione di mio marito per questa isola, le persone che ho incontrato, la famiglia Castiglia, accoglienti, ospitali e generosi come solo chi ama profondamente la propria terra può essere, hanno reso questa vacanza esclusiva. Lascio un mare di un colore fiabesco, un vento dal profumo incancellabile, una famiglia acquisita, una quotidianità serena, uno spazio vivibile, un mondo diverso e per certi aspetti incontaminato. Troppo lontano per i più, abbastanza vicino per farsi rapire.
Il volo di ritorno è stato al pari, pieno di vuoti d'aria, sobbalzi spaventosi, folate di vento improvvise però io ero diversa, stordita o ammaliata e ricordo solo di aver chiuso gli occhi al decollo per riaprirli in Continente con un'unica immagine davanti: un post-it giallo con scritto "da rifare".

Info:
www.cantinacastiglia.it
www.sandaliamalia.it

giovedì 6 luglio 2017

ADOLESCENTE SINGLE: MI CUOCIO UN UOVO

E SE #MICUOCIOUNUOVO

Cara Amelia,
prima di lasciarti qualche nozione base sull'argomento, ci tengo a raccontarti la mia bislacca esperienza di inconsapevole adolescente.


In casa Brini era quasi impossibile avvicinarsi ai fornelli. Devo dire che a 15 anni bramavo al  desiderio di provare nuove esperienze, tutte tranne quella. Pertanto godevo dei privilegi di vivere con la nonna e la incoronavo quotidianamente regina della cucina. Per essere chiari non avevo mai toccato una pentola o acceso un fornello.
Finché un giorno, al rientro da scuola, provai come un sussulto, quasi una forza misteriosa che mi trascinò fino in cucina e urlai: "Oggi mi cucino un uovo".
Lo sgomento in famiglia era palpabile. Mia madre scappò per non restare vittima di esplosioni improvvise e la nonna rimase sotto shock per diversi minuti.
"Dunque" - pensai - "per cucinare un uovo serve, la padella e l'uovo, perfetto!"
Non sono sicura di aver preso una padella antiaderente ma di sicuro non misi né burro, né olio.
I Brini non si azzardarono a contradire i miei accenni di pensiero e tanto meno a suggerire qualche tecnica di buona cucina, si limitarono a prepararsi al peggio.
Dopo aver impiegato un lungo e indefinito tempo nel tentativo di accendere il fornello giusto e aver posto al di sopra di esso la padella, senza esitazione, provai a rompere, con non poca difficoltà, un uovo e attesi alcuni istanti come un oracolo.
Mi accorsi quasi subito che qualcosa non andava. Nel giro di qualche manipolo di secondi la cucina fu invasa da un fumo grigiastro e alquanto nauseabondo. Io fuggii e lasciai in preda al panico la padella sul fuoco. La nonna si risvegliò dal torpore e si alzò per salvare il suo regno lanciandosi sui fornelli per spegnere e tentare l'impossibile, la mamma, da tempo all'estremità opposta della casa, gongolava consapevole del mio disastro annunciato.
Fine della mia prima esperienza ai fornelli. Niente uovo, niente pranzo ma una discreta quantità di improperi dai Brini che per diversi giorni a seguire hanno convissuto con un odore sgradevole che aleggiava dentro casa a memoria del mio misfatto.



Quindi cara Amelia, onde evitare che tu possa ripetere geneticamente i miei stessi errori ti lascio un piccolo decalogo del CuociUovo. Ci sono numerosi modi per cucinare un uovo, mi limiterò ad indicartene qualcuno e a lasciarti la curiosità di scoprire tutti gli altri.
Prediligi l'uovo fresco del contadino. Se non hai un contadino vicino......trovalo:)


UOVO SODO: adagia delicatamente in una pentola di acqua fredda il tuo uovo, aggiungi un goccio di aceto che serve a coagulare l'albume nel caso si formassero delle crepe nel guscio. Fai bollire l'acqua e a quel punto lascia trascorrere 8/10 minuti. Prendi l'uovo con un mestolo forato e passalo sotto l'acqua fredda. Fai rotolare l'uovo su un piano per poi sgusciarlo. Taglialo in quattro e condiscilo a piacere con sale, olio e pepe.
UOVO STRAPAZZATO: in una ciotola rompi un uovo e sbattilo con una frusta, aggiungi sale, pepe a piacere. Nel frattempo versa un filo d'olio nella padella e accendi il fornello a fuoco basso. Versa l'uovo sbattuto e continua a mescolare finchè la consistenza non diventa cremosa.
UOVO AL TEGAMINO: in una padella scalda un filo d'olio. Quando l'olio è caldo (lo vedi perché inizia a frizzolare), rompi un uovo in padella ma attenta a non bucare il tuorlo. Un pizzico di sale, pepe e lasci cuocere l'uovo per 2/3 minuti a fuoco basso. Togli dal fuoco, con una spatola, prima che l'albume inizi a fare le bollicine.
FRITTATA: rompi le uova in una tazza e aggiungi sale e pepe. Puoi aggiungere a piacere, erbette, zucchine cotte in precedenza, formaggio etc.... Sbattile con una forchetta. Nel frattempo versa un filo di olio in padella e accendi il fornello. Quando l'olio crepita, versa in una sola vola le uova sbattute. Cerca di mandare in modo uniforme, le uova sul fondo della padella. Coprila e lascia cuocere alcuni minuti fino a quando l'uovo in superficie non appare più liquido. A questo punto utilizza il coperchio per girare la frittata è porla in padella sul lato opposto. Lasciala rosolare ancora qualche minuto. Le versioni per cucinare una frittata sono innumerevoli e non sempre corrispondono, ovvero esistono i sostenitori della frittata molle (un pò crudina) ma io faccio parte del filone .... "ben cotto":)
A questo punto, con un briciolo di consapevolezza in più, non ti resta che stupirti ogni volta che cucinerai un uovo e godere del tuo sapere e così fornelli e padelle saranno salve :)


lunedì 24 aprile 2017

IL #CENACOLO E LA VIGNA DI #LEONARDODAVINCI part.1: Dalla Vigna alla Vigna

In tutta sincerità ho ancora un leggero tremore, un brivido freddo che mi accompagna, una dolce palpitazione, pura emozione. 
Da tempo cercavo di organizzare questa visita ma di solito funziona così, quando è possibile prenotare non puoi e quando puoi non è più possibile prenotare. Poi, a Natale, un regalo inaspettato: due biglietti per la visita guidata del Cenacolo e della Vigna di Leonardo. Non resta che decidere una data. Per il principio di cui sopra, ho dovuto aspettare fino ad ora ma nel complesso ho aspettato 51 anni e 64 giorni prima di essere colpita dalla magnifica semplicità di questa opera.

La Vigna di Leonardo - Giardino Casa degli Atellani Milano
DALLA VIGNA ALLA VIGNA
Vivere tra i vigneti è un grande privilegio, viaggiare per promuovere il frutto del tuo vivere, un onore, riuscire ad unire le due passioni che sostengono la tua vita, il vino e l'arte, una cosa rara. Dal Chianti con una sosta alla fiera del vino di Verona in direzione Milano. Non una Milano qualsiasi ma la versione più Toscana di essa: la vigna di Leonardo da Vinci, attualmente visitabile nel giardino della casa degli Atellani adiacente la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove, nel refettorio, è ubicato il Cenacolo più famoso del mondo.
Leonardo trentenne, nel 1482 decide di trasferirsi a Milano, il cui Ducato è già alleato dei Medici, per proporre i suoi progetti relativi ad armi da guerra. In poco tempo entra nelle grazie di Ludovico il Moro che lo impiega in molteplici attività artistiche. Tra le tante opere che gli vengono commissiate e lo rendono uno degli artisti che maggiormente contribuì al fasto della città meneghina, ci fu l'Ultima Cena al termine del quale ricevette in dono da Ludovico il Moro un ettaro di vigna sita a pochi passi dalla Chiesa stessa e dal laboratorio nel quale lavora.
Non esiste nessuna altra città al mondo, metropoli moderna che vanta l'onore di essere storica sede del vigneto di uno dei più grandi geni mai vissuti.
Immagino soltanto la gioia di Leonardo a questo dono. Una vigna, tutta sua nel centro di Milano. Riesco a vederlo, lui e la sua incredibile barba bianca con le lunghe vesti struscianti, passeggiare e ricordare la sua terra in un luogo di cui prendersi cura, dove perdersi e ritornare  bambino, un luogo che gli fu caro fino alla fine dei suoi giorni.
15 pertiche e 3/4, 100 braccia di larghezza e 294 di lunghezza.
Una pena di 1000 ducati per coloro che avessero molestato Leonardo o perturbato ed intralciato il suo libero possesso della vigna. Alla sua morte la vigna passò diversi gradi di eredità fino al 1534 data in cui per 35 lire imperiali a pertica, venne venduta al Convento di San Girolamo che se ne prese cura traendone senz'altro risorse per il sostentamento. 


Nel 1920 la zona fu lottizzata e Luca Beltrami, storico e architetto milanese, durante una supervisione, si accorse del pergolato di vigna e si assicurò un suggestivo ricordo con alcune fotografie che scattò poco prima dell'estirpazione. La nuova urbanizzazione del 1921 risparmiò alcuni tralci della vigna di Leonardo che Piero Portaluppi, architetto dell'epoca, decise di salvare integrandoli nel progetto di restauro della Casa degli Atellani. 




Nel 1943 la porzione di vigna sopravvissuta fu distrutta da un incendio a causa dei bombardamenti inglesi sulla città. Nel 2004 grazie ad un'intuizione di Luca Maroni che sostenne la tesi per la quale le radici sottoterra potevano essere recuperate, iniziò il lungo percorso necessario per trarne frammenti cellulari da identificare. Il percorso non fu semplice ma grazie all'impegno di molte persone influenti, gli scavi iniziarono e frammenti di vite furono trovati. Quei pochi residui bastarono per individuarne il DNA. Grazie al lavoro del Prof. Attilio Scienza dell'Università degli Studi di Milano e del suo staff, dopo anni di stallo, dovuto alla mancanza di fondi, per volere della Famiglia Castellini, attuale proprietaria della Casa degli Atellani e del suo giardino, finalmente nel 2015 venne reimpiantato il vigneto di Malvasia Di Candia Aromatica identificata dal DNA proveniente dai residui originali della Vigna di Leonardo.






Una storia incredibile, non un romanzo o una novella ma uno spaccato di vita vera di uno degli uomini più straordinari al mondo. Ho sempre immaginato che se Leonardo Da Vinci fosse nato negli Stati Uniti loro, per ricordarlo all'intero universo, avrebbero puntato dalla sua tomba verso il cielo, un faro di proporzioni mastodontiche visibile dalle galassie più remote. Noi dovremmo produrre un'illuminazione grande come l'Italia intera visto gli innumerevoli reperti che conserviamo della sua genialità, invece, concediamo 15 minuti per vedere una sua opera, nascondiamo ai più il luogo dove sorge la sua dimora di nascita, ci facciamo rubare l'opera più importante o ancor meglio la facciamo ricoprire e nascondere sotto altre pitture.
"O Leo poero grullo, icchè tu pensai d'essè l'uniho a pittare".
Milano gli ha donato una vigna, la Toscana una luogo di cui essere parte integrante. 
Chissà scavando nel giardino di casa nostra, cosa potremmo trovare.
Vi aggiornerò:)


Non perdetevi la Part.2 dell'articolo dove vi racconterò la visita al Cenacolo.
Bibliografia: "Leonardo da Vinci la vigna ritrovata" di Luca Maroni edizioni SENS.